Kintsugi

L’arte di rendere preziose le cicatrici

Il kintsugi è una tecnica usata dai giapponesi per riparare gli oggetti rotti con oro o altri materiali preziosi. Una volta ricomposto, l’oggetto riprende la sua forma originaria e in più risulta abbellito da venature preziose e brillanti che lo rendono unico e particolare.

L’arte di riparare e impreziosire gli oggetti rotti può diventare un importante spunto di riflessione da riferire al proprio vissuto personale. Nel corso dell’esistenza talvolta ci si imbatte in esperienze difficili, traumatiche, di sofferenza, che diventano veri e propri eventi di frattura nella vita psichica della persona. Spesso nel fronteggiare simili situazioni, possono essere sperimentati un senso di fragilità, di vulnerabilità, impotenza, inutilità. Ci si sente a pezzi proprio come un vaso rotto e le ferite interiori che derivano dalla sofferenza sono come le crepe di quel vaso danneggiato.

L’arte di riparare oggetti danneggiati richiede pazienza, tempo, dedizione e precisione, ma il risultato finale consiste in un prodotto che vale di più del precedente in quanto più luminoso e prezioso. I momenti di crisi possono essere visti come opportunità di crescita, di maturazione e di arricchimento personale. Ogni cicatrice può assumere un senso e un valore importante, può diventare preziosa per la persona, se viene integrata in maniera coerente nel proprio vissuto.

In quest’ottica, la sofferenza può essere vista non come qualcosa da evitare e di cui vergognarsi, ma come qualcosa che rende ancora più preziosa la propria vita. Se si pensa a momenti difficili, che sono stati superati nonostante tutto, ci si rende conto che anche la fragilità può diventare un punto di forza e di svolta, se vissuta come opportunità di crescita e maturazione.

L’artigiano raccoglie i pezzi rotti, li ripulisce, li riassembla seguendo il disegno del vaso e li incolla utilizzando un materiale prezioso. L’oggetto riparato ha qualcosa in più rispetto a prima, le crepe che lo rendevano inutilizzabile sono adesso il suo segno distintivo.

Allo stesso modo, il terapeuta affianca la persona nel compiere un percorso durante il quale ciascun vissuto doloroso viene ricollocato al proprio posto con uno sguardo differente e reso coerente alla propria esperienza di vita, arricchita così di nuove consapevolezze.

Responsabilità Emotiva

Ciascuno è padrone delle proprie emozioni

Nella vita ci sono cose che dipendono da noi, di cui possiamo ritenerci responsabili, e cose che non dipendono da noi, di cui non abbiamo responsabilità.

Sembra un distinguo semplice, ma talvolta non è così immediato da fare, soprattutto se ci si sposta sul piano emotivo…

Vi è mai capitato di dare la responsabilità delle vostre emozioni agli altri? Per esempio, di sentirvi arrabbiati e di incolpare qualcuno della vostra rabbia o di sentirvi felici e di darne il merito a chi vi stava vicino? Oppure di farvi carico di uno stato di malessere altrui? Probabilmente è capitato un po’ a tutti, almeno una volta nella vita.

Vedere le cose in questo modo porta a smarrire il senso di ciò che dipende o meno da se stessi, col rischio di perdere la possibilità di un cambiamento sul versante del proprio benessere personale.

Cosa vuol dire ciò concretamente?

Tutte le emozioni provate sono sotto la propria responsabilità e nessuno ha il potere di far sentire gli altri in un determinato modo.

Assumersi una responsabilità può essere considerato un peso, anche se si tratta di emozioni. Tuttavia, ciò permette di riappropriarsi della possibilità di gestirle, di conoscersi meglio e perciò di una crescita personale.

Al contrario, fintanto che ci si arrabbia “per colpa di” o si sta bene “grazie a”, si continuerà in un modo o nell’altro a dipendere dagli altri o da ciò che accade, conferendo un grosso potere a ciò che sta fuori da sé e perdendo la possibilità di intervenire in prima persona.

Entrare nell’ottica di assunzione di responsabilità in questo caso significa poter dire, ad esempio, “mi sento arrabbiato di fronte a questo” invece di “questo mi fa arrabbiare”. La differenza non è soltanto formale, ma consiste più profondamente nel fatto che l’accento è spostato a favore della consapevolezza di essere padroni di ciò che si prova e questo permette di imparare a gestire le proprie emozioni, soprattutto quando sono vissute come disturbanti.

Allo stesso modo ci sono cose che non dipendono da una propria responsabilità personale, in questo caso specifico, le emozioni altrui.

Quando risulta chiaro ciò che dipende da se stessi e cosa no, si può provare a cambiare ciò che dipende da sé e si può decidere di accettare quello che è sotto la responsabilità altrui, così com’è.

Le emozioni provate nella relazione con gli altri e di fronte ad eventi della vita quotidiana sono un potente mezzo per conoscere se stessi, talvolta con l’aiuto di qualcuno che, facendo “da specchio”, possa favorire una migliore comprensione del proprio mondo interno fatto di pensieri e riflessioni associati ad esse e che spesso emergono in determinati comportamenti.